8 zampe, mille risorse: alla scoperta dei ragni con Luca Borio

Tra due steli d’erba, un filo di seta trattiene la luce. Al centro della tela, il ragno attende, sensibile al più lieve tremore di un mondo sospeso. Nella sua trama sottile si intreccia una storia iniziata centinaia di milioni di anni fa, che continua silenziosa accanto a noi.

Sabato 31 ottobre 2026, alle ore 21, il nostro Luca Borio ci accompagnerà alla scoperta di questi animali al Museo di Scienze Naturali di Carmagnola, con la conferenza «8 zampe, mille risorse – I ragni tra percezione, ecologia e ricerca», promossa dall’ANP – Associazione Naturalistica Piemontese e dalla nostra Associazione degli Amici del Museo Eusebio. Sarà un’occasione per scoprire il loro ruolo negli ecosistemi, esplorare il rapporto tra percezione e conoscenza e avvicinarsi al lavoro di chi li studia.

Per conoscere i ragni possiamo partire da molto lontano. Nel Carbonifero superiore, circa 305 milioni di anni fa, quando vaste foreste ricoprivano parte delle terre emerse, esistevano già ragni riconoscibili come tali, come il Palaeothele montceauensis. La storia di queste piccole creature è dunque iniziata molto prima della comparsa dei dinosauri. 

Una delle caratteristiche più singolari dei ragni è la produzione della seta. I fossili dell'Attercopus, un aracnide del Devoniano, indicano che la capacità di produrre seta precede la comparsa delle filiere, le appendici mobili attraverso cui i ragni emettono e guidano i fili. La seta ha quindi una storia ancora più antica delle ragnatele che ci sono familiari. 

I fossili raccontano anche forme sorprendenti. Circa 100 milioni di anni fa viveva Chimerarachne, un minuscolo aracnide che possedeva filiere e una lunga coda. Questo parente estinto dei ragni conserva una combinazione di caratteri utile a comprenderne l’evoluzione, senza essere necessariamente un loro antenato diretto. Il ragno che incontriamo oggi in un prato o in giardino appartiene dunque a una storia antichissima, fatta di diversificazione e adattamenti a modi di vita differenti.

Argiope bruennichi, il ragno vespa. La femmina presenta un vistoso addome a fasce gialle, nere e bianche e un prosoma dall’aspetto argenteo. Nello scatto si distinguono anche le zampe anellate e i sottili fili della tela. 

I ragni appartengono all’ordine degli Araneae, all’interno degli aracnidi: il gruppo che comprende anche scorpioni, acari e opilioni. A differenza degli insetti, possiedono otto zampe anziché sei, non hanno antenne né ali e presentano un corpo suddiviso in due regioni principali: il prosoma, che porta le zampe e l’apparato boccale, e l’addome.

Sono prevalentemente predatori e partecipano alle reti alimentari catturando insetti e altri piccoli animali, ma diventando a loro volta prede di numerose specie. Tutti i ragni producono seta, ma non tutti costruiscono tele per catturare le prede. Alcuni cacciano attivamente, altri attendono in agguato. La seta può essere impiegata anche per proteggere le uova, rivestire rifugi e creare fili di sicurezza: un materiale versatile che accompagna molti aspetti della loro vita.

Araneus diadematus, il ragno crociato. Le macchie chiare sull’addome formano il caratteristico disegno a croce da cui deriva il nome comune. Il primo piano rivela anche la peluria e le spine delle zampe, dettagli difficili da apprezzare a un semplice sguardo.

L’aracnologia è il ramo della zoologia che studia gli aracnidi. Si occupa quindi dei ragni e degli altri animali di questo gruppo, indagandone la diversità, l’evoluzione, il comportamento e le relazioni con l’ambiente. Il lavoro di un aracnologo può cominciare con un’osservazione sul campo e proseguire al microscopio, attraverso il riconoscimento delle specie e lo studio dei loro caratteri. Può riguardare le strategie di caccia, l’uso della seta, la distribuzione geografica o le condizioni degli habitat.

Queste conoscenze aiutano anche a individuare le minacce alla conservazione: per proteggere una specie bisogna sapere dove vive, quali ambienti frequenta e di cosa ha bisogno. Durante l’incontro, Luca ci accompagnerà in questo percorso tra osservazione e ricerca, offrendoci nuovi strumenti per guardare i ragni con curiosità e consapevolezza.

L’appuntamento è dunque per

sabato 31 ottobre 2026, alle ore 21

al Museo di Scienze Naturali di Carmagnola 

Sala Monviso

in Via S. Francesco di Sales, 188 

Carmagnola (TO)

L'ingresso è gratuito. La prenotazione è gradita e si può effettuare tramite il link: https://forms.gle/WUuoNzN7mBqab7gY7

Vi aspettiamo quindi per una serata alla scoperta di una storia lunga centinaia di milioni di anni, che continua ogni giorno anche a pochi passi da noi.

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